auguri dal cimitero di conza

Oggi è domenica, nel cimitero di conza 

sono le undici del mattino. 

i morti del terremoto sono quasi tutti sulle stesse file, 

un piccolo cimitero dentro il cimitero. 

facce di uomini e donne di ogni età. 

facce e storie che non ho mai incrociato. 

ora di ogni persona che vedo vorrei conoscere 

cosa diceva, cosa faceva. dall’addobbo della lapide 

a volte si capisce che si tratta di persone 

di una stessa famiglia. 

ecco luisa masini, nove anni, col gatto in braccio. 

sotto di lei valeria masini, dodici anni, e poi maria, 

quarantatre anni, la madre. 

il pensiero va subito al padre, 

chissà dov’è nel mondo a trascinarsi con la sua pena. 

più avanti un’altra famiglia: 

gino ciccone, quarantanove anni, 

e poi michele di dieci e alberto di ventuno. 

quelli che sono qui certamente si conoscevano tutti.

 

Pubblicato da Arminio

Nato a Bisaccia è maestro elementare, poeta e fondatore della paesologia. Collabora con “il Manifesto”, e "il Fatto quotidiano". È animatore di battaglie civili e organizzatore di eventi culturali: Altura, Composita, Cairano 7x, il festival paesologico ""La luna e i calanchi"". Da molti anni partecipa a innumerevoli manifestazioni sulle problematiche dei territori. Recentemente ha avviato scuole di paesologia (ne ha già svolto una decina in ogni parte d’Italia). In rete è animatore del blog Comunità provvisorie. E' sposato e ha due figli.

2 pensieri riguardo “auguri dal cimitero di conza

  1. Non ho vissuto questo terribile evento ma attraverso le tue parole, le tue espressioni sento grande dolore e tristezza… e mi chiedo in questo giorno di festa, che vuole a tutti i costi luci e pagliette, se mai ci soffermiamo a volgere lo sguardo oltre il nostro egoismo e individualismo e tendere una mano a colui che soffre e che vaga nella sua solitudine più profonda con il solo fardello delle sue pene… e intorno tutto è buio, come quel padre il cui destino crudele lo ha voluto sopravvissuto ad una tragedia senza fine. Sento nelle tue parole il dolore di una tragedia che seppure così lontana nel tempo, la senti cos’ vicina da rinnovare lo stesso dolore di allora e lo trasmetti tutto… lo si percepisce..

  2. Non riesco a commentare il post “la lingua.1”. Lascio qui.

    “Ognuno ha il suo balcone da cui guarda il mondo. Per me è il dolore. (…) Anche il sesso per me è questione di fare qualcosa contro il dolore. Non mi interessa la libidine. Io guardo le cose nel dolore e le vedo nel dolore e le voglio salvare dal dolore.”
    In qualche modo stavo aspettando un seguito. Ho bisogno di leggere del tuo dolore, del tuo viverlo così come lo vivo anch’io che fatico ad esprimerlo. E’ sconcertante (e confortante a livelli sconcertanti) trovare questo stesso dolore in un altro essere. Sembra che, seppur in mondi diversi, da balconi diversi, si veda con gli stessi occhi consapevoli, con lo stesso filtro.

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