Il paese come vetrino

un piccolo pezzo da VIAGGIO NEL CRATERE, il primo libro della paesologia.

stamattina vado a cairano con amico fotografo bolognese che vuole fare un lavoro sull’talia interna.

 

Credo che stare in un paese aiuti a capire come va il mondo o come non va. E questa è una novità rispetto al passato. Stare in un paese trenta o trecento anni fa non aiutava a capire come andava il mondo. Adesso è cambiato, adesso è un luogo in cui il mondo espone, magari non volendo, il suo non farcela più, la sua scellerata incongruenza. Diciamo che il mondo a furia di ingrandirsi si è rimpicciolito e il paese è il luogo ideale per contenerlo. Il paese come vetrino su cui appoggiare la goccia insanguinata dei nostri giorni. E allora guardiamola questa goccia, magari per capire che ognuno di noi ha il suo pugnale infilzato nel costato della realtà. Guardiamola e non giochiamo a chi è più disincantato, a chi dubita sempre degli slanci altrui, a chi vede nell’indignazione un semplice moto narcisistico. Se ci fosse in giro Gesù Cristo si direbbe che è un povero pazzo, un montato. Questo accadrebbe nei paesi. In città la sua presenza passerebbe semplicemente inosservata. Diciamo la verità, nelle città, nei luoghi più affollati, non accade letteralmente nulla, a parte le stragi prossime e future. Anche nei paesi non accade nulla, ma qui questo non accadere, questo non farsi delle cose, è ancora avvertibile, o almeno a me capita di avvertirlo. Poi con tutta la smania e l’impazienza del mio carattere e della mia scrittura io provo a farmi testimone e cosa importa a chi legge delle mie miserie e della mia vanità? Quello che è importante è capire che i paesi sono un’occasione per capire chi siamo, lì si depositano più facilmente le tracce del nostro orrore. Il delitto universale, che ha sostituito il diritto, può essere più facilmente capito stando in paese, ma standoci con lo spirito avventuroso di chi togliendo la lama dal suo costato non vede il sangue ma un’immagine di sé e delle cose.

Il paese come binocolo, bisturi, corda, secchio, compasso. Il paese come attrezzo di lavoro e non come luogo di vita. La vita ognuno se la faccia dove e come vuole. Ma che il paese sia un attrezzo di lavoro è una cosa che io posso immaginare, così come alcuni pensano che fare un romanzo sia un  modo per diventare scrittori.

 

Pubblicato da Arminio

Nato a Bisaccia è maestro elementare, poeta e fondatore della paesologia. Collabora con “il Manifesto”, e "il Fatto quotidiano". È animatore di battaglie civili e organizzatore di eventi culturali: Altura, Composita, Cairano 7x, il festival paesologico ""La luna e i calanchi"". Da molti anni partecipa a innumerevoli manifestazioni sulle problematiche dei territori. Recentemente ha avviato scuole di paesologia (ne ha già svolto una decina in ogni parte d’Italia). In rete è animatore del blog Comunità provvisorie. E' sposato e ha due figli.

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