Canto di chi rimane a casa

Restare a casa è un ordine
che non si discute,
ma da adesso in poi dovremmo essere
un poco più attenti a quelli che muoiono sul lavoro.
Lo so che ora il problema è non infettare gli altri,
lo so che non è una banale influenza
quella che ci sta attraversando,
ma se dobbiamo temere la malattia
dobbiamo temerla sempre, dobbiamo
mettere pochi pesticidi nelle terra
e le industrie pochi veleni nel cibo
e nell’aria
(che grande crimine la fabbrica di Taranto),
e chi non è più amato
non può più uccidere la sua amante,
e si può essere ricchi solo se non ci sono poveri.
Non voglio affiancarmi agli stupidi
che ogni volta che dici qualcosa
ti rispondono che il problema è un altro,
ma dobbiamo chiedere che dal prossimo autunno
ogni governo,
di destra o di sinistra,
si ponga il problema che vendere sigarette
è vendere tumori
e vendere alcolici è vendere cirrosi.
Ora più che mai è un dovere di tutti stare bene,
ma nel futuro deve essere anche un diritto:
se un futuro governo, come quelli passati,
toglierà soldi agli ospedali
per destinarli alle spese militari
sarà un governo di criminali.

Franco Arminio

(L’espresso, 21 marzo 2020)

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