note dalla pianura

di gianni chirico

Rammento la fatica, l’impegno quotidiano nell’attraversare un territorio sovraffollato, caotico, percorso rapidamente in direzione delle nevrotiche sedi operative. Viaggiavo rigorosamente a piedi, la stagione determinava l’andatura, d’estate più piano d’inverno più velocemente, serviva a scaldarmi ma era in ogni caso il tempo del fuoco, si ardeva e non ci si fermava, si passava dalla sede del partito a quella di una sgangherata associazione nel tentativo di rivitalizzare una comunità dormiente; in realtà si rimodulava sé stessi. A distanza di anni mi riverso nelle stesse vie, ma c’è qualcosa di diverso, hai la sensazione di essere sotto assedio, c’è il coprifuoco. Le vie di S.Antimo sono deserte, le poche auto che sento arrivare si fermano perché sono in buona compagnia, danno la precedenza per mettere a fuoco il bel bipede che mi è accanto. La cosa non mi consola, rifletto su dove siano finite queste persone, cerco di motivare la loro assenza meditando sulle nuove generazioni di interni, sullo stile di vita cubico che adottano rintanati a fissare le nuove finestre sul mondo, monitor e schermi piatti. Ma non credo che la cosa valga per tutti, se si oltrepassa la frontiera il coprifuoco cessa, negli altri paesi la gente c’è, li vedi in giro, magari con la stessa indifferenza ma ci sono. Allora ti chiedi cosa sia capitato al tuo territorio, in che modo la tua comunità abbia reagito al degrado, e capisci che è vero, l’uomo è davvero l’animale più resistente, la comunità santantimense ha adottato lo stile di vita più opportuno per limitare le nevrosi, si sale sui box a quattro ruote dirigendosi altrove, si varcano le frontiere facendo ritorno al box notte solo per dormire, un tetto è sempre un tetto il resto lo fanno i sogni. Forse ho immaginato tutto, forse è solo troppo tardi per trovare gente in giro, guardo l’orologio: sono le 21.35. Il mio è un vecchio orologio da taschino (una cipolla), faccio finta di niente e sposto due scatti in avanti la lancetta più piccola, ora sono le 23.35 è mi godo il silenzio, quel silenzio che rispetto mentre attraverso il coprifuoco.

2 pensieri riguardo “note dalla pianura

  1. Io mi affaccio dal balcone e vedo il medesimo “paesaggio” interrotto dai continui e sistematici fuochi d’artificio che segnano la mezzanotte e fanno da sottofondo al coprifuoco, poi mi accorgo che la tua S.Antimo è la mia Sant’Antimo…

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