…sguardi in alto e piedi radicati nella “terracarne”

…..Tu impara perciò ad ascoltare l’Io (te stesso/a), invece di farti maestro d’Israele , e maestro di un Noi…”. “Occorre adesso spiegare cos’è l’Io (se stessi) , …….., cosi che quando qualcuno comincerà a scoprirlo in se stesso , sappia cos’è e lo riconosca” …”Ma in ogni caso , non è possibile che un Noi si converta all’Io, nè che un uomo possa capire l’Io e sentirsi in pace con il Noi al quale vuole appartenere. Tu sei un maestro di Israele: se vuoi restare maestro d’Israele , ciò che ti sto dicendo non è per te” (Nicodemo 3,1-15; Numeri 21 e 9).

“…ci siamo presi troppa cura di noi stessi, e per troppo tempo. Ognuno per sé , e poi, ognuno per il suo nucleo, la famiglia, la nazione, il paese , la specie. Nuclei sempre più piccoli, sguardi miopi. Possiamo agitarci quanto ci pare, l’unica vera via è ripensare, ripensarci come parte di un tutto molto importante e grande di noi”.
Elda Martino

“…..non siamo secessionisti ma il tema non si può aggirare: l’Irpinia d’oriente e napoli non si capiscono. in questo blog stanno uscendo bellissimi testi letterari, ma abbiamo anche un’agenda politica”. franco arminio

POLITICA
di mauro orlando
Da sempre è ricorrente …la «tentazione di Siracusa» di Platone e la sindrome o ossessione ricorrente degli intellettuali di voler modificare la storia, intervenire nel governo della città e consigliare la politica, alternandosi ciclicamente alla sindrome opposta, che potremmo battezzare «tentazione di San Casciano», ovvero la località, denominata 1’«Albergaccio», in cui si rifugiò Machiavelli dopo le scottature della sua esperienza politica. Tutti gli intellettuali delusi dalla politica inseguono un loro Albergaccio in cui vivere, come la fine di un incubo o l’inizio di una sdegnosa solitudine, il loro disincanto politico e magari il loro operoso rientro nell’attività intellettuale.
Il dramma del filosofo o del poeta in politica, al servizio della città, è cadere in una insolubile contraddizione: il fine del vero saggio èla concretezza del potere e non la realizzazione spirituale del proprio “io” attivo (l’eudeimonia), nel volgersi al governo della città o solo a vivere il proprio territorio? E’ possibile governare bene la polis sapendo che ci sono cose superiori che meritano le nostre energie e la nostra attenzione? E’ possibile usare con saggezza e mantenere con fermezza il potere, pur non nutrendo alcuna vera passione per il potere, anzi un sottile disprezzo? Si può insomma costringere il saggio a governare la città suo malgrado o perlomeno a consigliare chi la governa? Spesso non si tratta nemmeno di governare e di produrre opere per la città ma di spendere le proprie risorse in procedure insensate e avvilenti, dedicando gran parte del proprio tempo e dei propri buoni uffici per pararsi le spalle dai nemici e dagli amici. I mezzi divorano i fini. Un doppio scacco: rinunciare alla filosofia o alla poesia per governare e a governare per sopravvivere politicamente. C’è un altro modo di pensare e vivere la filosofia,la poesia ,la cultura in genere e soprattutto la POLITICA.
Dobbiamo concretamente sperimentare di persona che la politica può esser in grado di esprimere la nostra ‘individualità’ nella comunità sottraendoci alle appartenenze strumentali, al rifiuto, o al nascondimento , e esponendosi generosamente alla visibilità e alla comunicazione con gli altri. Essere convinti la politica esiste per quello che è, con tutta la sua potenza e i suoi limiti, prima di tutto perché mette in gioco noi stessi, sempre e comunque. Franco in “terra carne” ci invita a cercare “le fontanelle del respiro” soprattutto nella fragilità delle case “sospese sulla frana” dove “il corpo si fa paesaggio e il paesaggio prende corpo” Una disciplina fondata sulla terra e sulla carne “ che indagano gli umori, provano i sentimenti, stimolano le passioni di chi le guarda. E’ una rivoluzione epistemologica oltre che di posizionamento e prospettiva. Sopratutto una nuova rivoluzione copernicana oltre la scomposizione dell’Io postmoderno dei pensieri deboli .“Una forma di resistenza intima , ma non per questo priva di una sua venatura politica”.La paesologia in questa nostra epocale crisi non solo economica ci consiglia di “andare nei luoghi sperduti e affranti…per trovare qualcosa e riempirsi….perchè il mondo ha più senso dov’è più vuoto, il mondo è sopportabile solo nelle sue fessure, negli spazi trascurati, nei luoghi dove il rullo del consumare e del produrre ha trovato qualche sasso che non si lascia sbriciolare”. Questo sguardo indagatore agisce politicamente e “a tempo” sulle finestre del mondo non solo per vedere ma per vivere nella quotidianità “ la miseria e la gloria di stare al mondo” e di ricercare con le ragioni del cuore “le fontanelle del respiro” della vita personale e comunitaria.



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One thought on “…sguardi in alto e piedi radicati nella “terracarne”

  1. Ecco, il punto che solleva l’articolo è che ci si ferma a Platone…
    Invece spingesi più indietro al “mezzo” Eraclito: “È necessario che il popolo combatta per la sua legge come per le sue mura”
    …detto l’Oscuro, perchè invero lo capivano mezzo e mezzo -compreso Socrate- vuol dir potere leggere la parola politica, come l’arte di governo delle cose di tutti.

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