Paesi e campi. Nonni e nipoti

entroterra #17 – Carmelo Troccoli (*)

Parlare di agricoltura molto spesso vuol dire avere a riferimento le aree interne con i loro territori, i paesi, i piccoli borghi, paesaggi a volte tanto dimenticati, ricchi però di tradizioni e valori.

Improvvisamente riscoperti.

Qualche anno fa la Fondazione che dirigo ha condotto uno studio in cui risulta che i prodotti denominati Sigilli di Campagna Amica, preziosi presidi di biodiversità agricola e con importanti funzioni e risvolti ecologici, sono custoditi, secondo i parametri ISTAT, in territori comunali montani o parzialmente montani per il 42%, su 1400 referenze. Inoltre il 60% delle aziende agricole che curano e tutelano la biodiversità si trova in territori dal basso grado di urbanizzazione. Un altro dato utile al ragionamento che seguirà riguarda l’età dei produttori che valorizzano i prodotti tipici o di particolare valore agronomico ed ecosistemico. Ebbene, il 55% di essi appartiene a fasce di età inferiori ai 40 anni ed il 15% ha addirittura meno di 30 anni.

Dalla lettura di questi dati e dall’esperienza degli incontri e dialoghi raccolti in questi anni di attività in giro per il Bel Paese esce un quadro chiaro. Oggi lavorare in campagna è qualcosa che è determinato da un forte richiamo alle radici e alla tradizione familiare. I nostri nonni si “spaccavano la schiena” coltivando spesso con strumenti antichi le nostre campagne e conservando sementi e razze particolari, ben adattate al territorio. Con strumenti moderni, tecnologie all’avanguardia, applicando concetti innovativi nel marketing del cibo, nei processi di produzione e relazioni, oggi i nostri ragazzi si riscoprono cittadini della campagna, pervasi da una nuova idea di ecologia e dalla riscoperta del necessario equilibrio tra le esigenze della conoscenza globale e quelle del piacere del bello, del sano, del certo.

Per questo i nostri paesi hanno iniziato ad ospitare nuovi giovani contadini. Primi tra altri giovani. Facendo ritornare in produzione le terre dei nonni. Rivivere i loro saperi. Spesso le loro case, che li ospitano. Giovani che, a contatto con la natura, hanno fatto propria la convinzione che il pianeta è da valorizzare e custodire. Stiamo verificando con piacere che sta nascendo una generazione di custodi di Campagna Amica, detentori di una grande responsabilità: proteggere le nostre campagne ed i loro frutti da modelli omologanti, per preservare le diversità. In tutto ciò gioca un ruolo imprescindibile la figura degli anziani: è una nuova dimensione di complementarietà generazionale che supera e vince il vecchio conflitto.

Chi ha scelto le campagne per la propria vita lo ha fatto già prima della pandemia. Il ritorno alla terra è un fenomeno a cui assistiamo ormai da un decennio. Durante questo periodo di pandemia è loro il ruolo di accogliere tanti altri coetanei che hanno lasciato le grandi città.

A questo punto è necessario ridisegnare alcune logiche del rapporto tra aree urbane e periferie. A partire dal welfare. Ciò che mi ha impressionato in questi venti anni in cui in vario modo mi sonooccupato di agricoltura familiare è la capacità dei contadini di fare per conto proprio. Di fare prima. Mi piace, quindi, concludere con un breve riferimento a quello che sarà a mio avviso uno degli ambiti di maggiore sviluppo dell’agricoltura del futuro. L’agricoltura sociale.

I paesi saranno il laboratorio più vivace e audace del welfare agricolo. Dagli agriasilo, alla cura delle persone, dall’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e migranti, alla protezione dell’ambiente e della biodiversità, le porte delle fattorie si aprono a nuovi scenari.

I borghi avevano saltato una generazione. Iniziano a rinascere. Diversi. Per fortuna.

Tutto trova il proprio posto. Nella giusta dimensione.

(*) Direttore Generale di Fondazione Campagna Amica

Entroterra è una rubrica-laboratorio che vuole restituire la ricchezza dei saperi e delle visioni sul tema delle aree interne raccolti in questi 20 anni di paesologia, moltiplicandoli in nuove riflessioni e sperimentazioni. 

Leggi la prima raccolta di Entroterra. Voci e visioni dell’Italia interna



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