nemo propheta in patria

Oggi senza volerlo io e il mio amico Giorgio Boatti abbiamo fatto un esperimento. Abbiamo incontrato delle persone qui in Irpinia a cui mi ha presentato, dopo essersi presentato lui. Boatti ha detto più o meno questo: vi presento Franco Arminio, ha ha pubblicato libri importanti, ha fatto anche dei bellissimi documentari, fra un poco esce un libro con Mondadori, è uno scrittore di culto. A fine giornata Boatti ha dovuto prendere atto che questo tipo di presentazione non sortisce alcun effetto. Non solo le persone incontrate non sapevano nulla di me, ma la sua presentazione non ha provocato alcuna curiosità e non c’è stata alcuna domanda, tipo: dove vivi? a cosa stai lavorando adesso? Ecco la dura legge del nostro sud. Lo scrittore per essere veramente tale per prima cosa deve venire da lontano. A me adesso giornate come queste non fanno più il male che mi facevano un tempo, ma penso con pena al fatto che le cose non cambiamo mai, che la regola è sempre la stessa: minima ammirazione, massima diffidenza. Penso a certi ragazzi di talento che ho incontrato nel sud negli ultimi mesi. Non devono solo combattere contro la politica insensibile ai loro bisogni, ma anche con le persone vicine che nulla fanno per segnare agli altri il loro valore. Forse un piccolo rimprovero si può fare anche agli amici di facebook. va bene il mi piace, ma forse qualche volta è il caso di mettersi in gioco, di esporsi coi propri pensieri. Ammirare è un gesto rivoluzionario, riconoscere almeno il valore quando c’è, è lo sforzo minimo che siamo chiamati a fare. Non ci sono scuse, chi non è su questa linea è un miserabile che vuole solo immiserire anche la vita degli altri.
Franco Arminio, su facebook

non è questione di bon-ton o di buone maniere. Oggi ho visto in azione una patologia sociale: quella del “nemo propheta in patria”. Ancora di più ho visto tenere bassa il più possibile l’asticella della curiosità non appena supera il proprio personalissimo orticello di orizzonti. Il giornalista del nord, lo “scrittore” venuto da fuori, lo investi di un’imbarazzante attenzione riversandogli sopra una cascata di dettagli su quanto ti preme far apprezzare. Uno scrittore come Arminio, estremamente significativo e in ascesa nell’editoria nazionale, invece imbarazza perchè è contiguo alla tua vita, quella che trascorri qui. I suoi libri, il suo esserci impongono a chi vive qui di pareggiare il loro passo col suo, la loro vita con la sfida creativa e professionale che da anni Arminio persegue. Quella di Arminio è una ginnastica rischiosa per l’ego di molti che vivono qui, “troppo vicini” per lasciare che salga. che cresca, che sia riconosciuto. Peccato per loro ma questo accadrà. E non ci sarà abbastanza silenzio per scappare via dai fantasmi che li assediano
Giorgio Boatti, commento al post



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7 pensieri riguardo “nemo propheta in patria

  1. Ricordo due anni fa quando andai al liceo del mio paese ad affiggere in bacheca una locandina per la presentazione del libro di Franco Arminio (Nevica e ho le prove). Uscendo dall’edificio raccomandai a dei ragazzi di non mancare l’incontro con Franco, mi risposero: ma chi?? Franco Arminio, “quiru pacciu”!?!?
    I ragazzi non mancarono l’incontro….
    e nemmeno io
    grazie franco

  2. Nulla andrà perduto…neanche questa neve di fine febbraio.
    In questi pochi anni vissuti sull’altopiano le uniche radici che ho trovato sono stati i libri di franco.
    Sono radici particolari, le metti in tasca e ti senti un albero in cammino.

    Quando scrissi questo commento era inverno e fuori c’era la neve. Oggi è estate e fuori, come in ogni stagione, c’è Arminio.
    Un abbraccio

  3. ho scritto un articolo più compiuto sull’argomento, ovviamente senza citare il testo di boatti. spero che in questo blog la legge del nemo propheta in patria non abbia corso. io in ogni caso sono interessato solo a chi è fuori da questa legge.

  4. caro franco, penso che la vera traduzione del nemo propheta è: non c’è patria per il profeta.
    a ben vedere sarebbe una tragedia se una patria avesse un profeta e sarebbe una farsa se un profeta avesse una patria….
    “il profeta di bisaccia”… suona sinistro e offensivo come “il mago di arcella”….
    dunque l’esperimento che tu e boatti avete condotto fornisce una prova solo della tua potenziale caratura profetica… o no?
    un abbraccio

    1. Carissimo Franco, ho letto il tuo scritto ed eccomi quà ad aggiungere un mio pensiero in merito. Fermo restando che l’idea del “nemo propheta in patria” è vero ed in tutta l’italia anche se il modo di dire non è bello come Paolo ci fà notare, io utilizzo questo modo di dire per capirci, per utilizzare una frase di cui tutti sappiamo bene cosa intendiamo senza ampliarne il significato o analizzarne etimologicamente il suo significato come ha fatto Paolo che saluto con simpatia.
      Ecco cosa penso di questo fenomeno che vivo anche io quando sono a Roma. Il primo motivo che produce questo atteggiamento da parte delle persone a noi vicine è che le persone vicine a cui riusciamo a parlare con una certa facilità e riusciamo ad avere un incontro personale, fare una chiacchierata insieme in tutta tranquillità queste persone o questi artisti che siano le persone danno un valore molto basso sono persone troppo vicine troppo disponibili sono persone che non sono impegnate sempre. Questo decade immediatamente se il rapporto è mediato dalla televisione, se uno esce in televisione allora sì che ha il consenso anche delle persone vicine Lo vedo dopo qualcjhe mia apparizione televisiva il giorno successivo mi arrivano 20 telefonate circa che mi chiedono lezioni individuali di altissima specializzazzione a cui posso chiedere qualsiasi cifra e la pagherebbero. Amplio il discorso perchè non voglio asolutamente che pensate che il fenomeno è solo irpino, anzi vi assicuro che non lo è affatto il problema è nazionale e vi assiuro che esiste solo in Italia. In tutto il resto del mondo almeno quello dove sono stato a fare concerti non ha questo fenomeno. Infatti io sono convinto che questo provincialissimo fenomeno è tipicamente italiano. Ed è il fenomeno che crea le star!!!! in tutti i campi artistici. Infatti un artista a qualsiasi arte espressiva appartenga vive sempre questo fenomeno che accomuna tutti nello stesso modo. Infatti un artista italiano per essere visibile al grande pubblico deve assolutamente intercettare ed entrare a far parte di un giro che lo sostiene. Questo fenomeno lo tocchi con mano quando vedi le trasmissioni della Dandini, ospita sempre gli amici del suo giro, stessa cosa fanno tutti gli altri compresi i giornali ad esempio un musicista jazz come è il mio caso sà benissimo che è del tutto inutile madare un comunicato stampa di un concerto al quotidiano la repubblica tanto parla solo e sempre dei soliti 4 o 5 musicisti e degli altri non glie ne frega assolutamente niente qualsiasi cosa facciano anche il triplo salto mortale suonando la tromba. Tutto questo che una volta mi faceva arrabbiare moltissimo da una quindicina di anni non mi interessa più, ed esattamente da quando ho iniziato a portare la mia musica nei festival europei ed ho iniziato a suonare con musicisti afroamericani mi sono reso conto che in tutto il resto del mondo c’è spazio per tutti ovviamente a livelli diversi gli artisti vicini e gli artisti mediati da giornali e televisioni hanno esattamente lo stesso spazio quindi chi decide se un artista è grande o meno lo decidono solo i lettori, gli ascoltatori ed in generale i fruitori di quell’aspetto artistico quindi il giudizio lo danno le persone individualmente in modo del tutto tranquillo e insindacabile dopo che hanno comprato e letto il libro o comprato ed ascoltato il disco oppure dopo il concerto ascoltato o dopo la mostra o la performance a cui hanno assistito. Spero di essere riuscito a spiegarmi con chiarezza se non ci fossi riuscito magari facciamo un incontro e ne parliamo a voce. Affettuosità.

  5. Franco Arminio presenta un nuovo e forse definitivo capitolo della “paesologia”, la scienza da lui inventata. È una scienza che ha un solo scienziato e un metodo che si può chiamare “metodo Arminio”. È un modo particolare di attraversare i paesi e di raccontarli, stilando un referto in una lingua a metà tra la poesia e l’etnologia. La cosa singolare è che il referto prevede anche annotazioni su chi ne è estensore. In questo libro l’orizzonte si allarga: i paesi della sua zona non sono più il centro dell’indagine, ma solo un capitolo di essa. Altri capitoli sono dedicati alla Lucania e alla Daunia (i paesi invisibili) e alla cintura napoletana (i paesi giganti). Ma non mancano sconfinamenti in Calabria e in Molise. Insomma, il libro ci mette davanti a una precisa e accorata diagnosi dello stato del Sud italiano. Ai problemi da tempo analizzati e dibattuti dai pensatori della questione meridionale, Arminio aggiunge il suo particolare alfabeto che pone al centro la lettera D, quella della desolazione.
    http://libri.dvd.it/narrativa-italiana/terracarne/dettaglio/id-3283524/

  6. Non riesco proprio a concepire questa malcelata ammirazione nei riguardi di Franco.
    Io invece, di Franco, avendolo di fronte casa mia (quando sono a Bisaccia) lo abbraccerei ogni volta che lo vedo, tanta è la mia stima e riconoscenza che provo per lui, anzi mi piacerebbe provare a vivere un pò dentro alla sua vita inondandolo di domande, per conoscerlo davvero a fondo e in profondità chiedendogli ad esempio se segue qualche sport, che dentifricio usa, il numero di scarpe che porta, se a tavola mangia il fritto, che tipo di colazione fa al mattino se prende il caffè, caffelatte o il thè, se sa sbrigarsela tra i fornelli preparandosi una pasta al pomodoro, se è bravo a “fare il letto”, se è capace ad aggiustare quelle cose che usualmente si guastano in casa come una persiana, un interruttore, una presa, montare un armadio, fissare una mensola al muro, tinteggiare, se dà una mano ad apparecchiare o a sparecchiare la tavola, e così tanti e tanti altri piccoli dettagli del quotidiano mi piacerebbe sapere da lui, se solo non avessi una sorta di soggezione per una persona straordinariamente straordinaria come lui, che lo pone ai miei occhi quasi inavvicinabile, sicuramente un riferimento per me, ma mi accontento di sapere di lui tramite i suoi scritti, la sua Comunità, il suo Blog, i suoi pezzi apparsi sui quotidiani, e a tal proposito io ero al mare quando ha scritto “perchè mi dimetto da Cairano” e se da un lato mi è enormemente dispiaciuto per le sue dimissioni (avevo ricevuto da lui personalmente l’invito a recarmi a Cairano in agosto…) dall’altro lato ho provato un piacere enorme nel leggerlo lì sulla spiaggia, e provare la sottile, piacevole sensazione di averlo per qualche attimo, sotto il mio stesso ombrellone…
    E rimango incantato quando mi capita di vederlo uscire di casa, mettere in moto la sua macchina e vederlo partire, ed immaginarlo poi vagare in qualche suo amato paese, e con la mente provare a stare in sua compagnia nel suo perenne scorrazzare….a volte la sera mi ritrovo spiaccicato con la faccia sul vetro del balcone per cercare di vedere e capire se è intento a scrivere al computer, pregustando in cuor mio di leggere poi ciò che sta scrivendo in quel momento.
    Non vorrei che Franco si sentisse spiato, ma vero è che mi capita di osservarlo molto da casa cercando di carpirgli il suo umore, il suo stato d’animo, e dal tono della sua voce mentre è al telefonino fuori al suo balcone faccio mille congetture, associando la sua agitazione ai fatti di Cairano oppure ad una presentazione del libro annullata o alla stesura di un nuovo libro che va per le lunghe…
    Io Franco lo ammiro moltissimo, perchè in quello che fa ci mette davvero tutto se stesso, ci crede in quello che fa, e perchè si espone sempre in prima persona e poi perchè come scrittore mi piace, ha un talento innato nel mostrarmi i paesi e le cose della vita sotto una luce vera, una luce vivida priva di ipocrisie ed artefatti; e provo infinito orgoglio nel sapere che ce l’ho di fronte casa mia, ed ogni volta che ho voglia di visualizzare qualcosa di lui mi affaccio e vedo la sua casa, la sua macchina, la sua bicicletta, la sua cassetta della posta…..ed è un piacere che mi prende tutto, saperlo lì quasi a portata di mano, e che mi fa amare ancor di più le mie frequenti sortite nel paese di Bisaccia.
    Io Franco lo ammiro.

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