…..TEORA 2010 di Franco Arminio

 …trent’anni dopo
dei morti è rimasto poco
dei vivi  ancora meno

…..ieri sera a Villamaina ho visto per la prima volta questo filmato di Franco. Bello è dire poco o dire cose scontate.Ma in una platea fresca e affollata di mamme preoccupate a frenare le insofferenze chiassose dei loro bambini e mugolii di cagnolini urbanizzati e non abituati alle sale cinematografiche ho capito ulteriormente la difficoltà a gustare sino in fondo la profonda e silenziosa bellezza della “visione paesologica” delle cose e …..degli uomini.Nel film ,pochi uomini (anzi nessuno) in un silenzio svuotato intorno a strutture architettoniche modernamente geometriche e nihiliste. Non c’è un “io narrante” con le sue lenti ideologiche e culturali a fare da “guardone intellettuale e critico” ad un mondo contadino svuotato di umanità attiva e vivente.Un cane passa con una sua lentezza rapida a rappresentare con più evidenza una umanità assente.Non c’è denuncia o ripianto per un mondo contadino scomparso come “le lucciuole” di Pasolini o la sottolineatura di una mancanza di integrazione in valori e riferimneti costanti dell’individuo alla società.C’è un assordante silenzio in assenza di parole che sottolinea la morticazione e la minaccia dei gruppi sociali deboli ed abbandonati dopo una catastrofe naturale prima e una antropologica dopo.Non cè neanche il sentore di denunce e sfoghi verbosi di traumi postumi e disadattamenti insoffrenti.Un passaggio anonimo e continuo di macchine-automi in una piazza deserta e vuota nella disumanizzante urbanistica-achitettura-archeologia del tempo presente.All’occhio e al cuore di arminio non serve “a conforto” o “a rabbia” la nostalgia o la idealizzazione pasoliniana per gli ultimi, i sradicati, gli emarginati in nome della memoria e del ricordo di una società contadina e la sua perdita di cetezze minime ma radicate nella solidità della terra e dei suoi rapporti e valori codificati dalla tradizione.Non c’è il minimo gusto retro esteticamente consolatorio.Niente di tutto questo.La paesologia è una scienza arresa ma difficile da praticare,perchè complessa nella sua semplicità ma sopratutto attiva politicamente e teoreticamente responsabilzzante. Chi si mette sulla sua strada deve accettare il rischio di cambiare se stesso e le cose che gli stanno o costruisce intorno.Niente narcisimi intellettuali postmaterialisti e meno che meno una latente richiesta o rimpianto del miraggio industriale fordista che aveva ed ha illuso le coscienze operaie dei notri territori collinari e sgravare le responsabilità del ceto politico degli anni settanta.Un occhio attento e vivo alla ricerca non della “piccola vita” ma della “grande vita” da svelare e liberare dai silenzi e abbandoni nihilisti di una modernizzazione e una globalizzazione affrettata e disumana. Ecco la nuova grammatica di “un umanesimo delle montagne” tutto da definire ma sopratutto da raccontare e vivere…
mauro orlando

8 pensieri riguardo “…..TEORA 2010 di Franco Arminio

  1. caro mauro
    considero teora 2010 uno dei migliori lavori paesologici. tra l’altro ogni tanto gli do un’aggiustatina e la versione su youtube è già superata.
    trovo che dici cose molto interessanti e sono contento. io, come sai,
    sto continuando il mio lavoro, senza interruzioni. tutto settembre sarò occupato a montare la guida sentimentale all’irpinia. la paesologia è innanzitutto lavori, lavori realizzati.
    ieri ho incontrato belle persone ad auletta, tra cui il poderoso sindaco di bari,
    c’è spazio per allargare i nostri ragionamenti, c’è spazio e attenzione.
    forse non ce la facciamo a vederci a settembre per l’aps, forse ci vedremo a ottobre, quando potranno essere con noi alcune persone che a settembre sono indisponibili.

  2. mando da qui un grande abbraccio a luciano malanga
    che ieri era ad auletta insieme a molti amici di caposele. ogni volta che vedo luciano penso che quello che sto facendo non è inutile.

    1. Hai ragione, ma penso che Mauro intendesse che la visione critica dell’autore non è univoca e autoritaria, come può risultare quando è enunciata, perciò è un punto di vista che lascia alla lettura dello spettatore la possibilità di eccedere la “corretta interpretazione”.

  3. sono stata ospite in quelle casette de3lla croce rossa dove si sono nsediati molti della provincia di napoli,,,la sensazione?è rimasto ben poco di quello che era forse quel paese ma con un pò di buona volontà dei pochi rimasti si può ricostrure la memoria di un luogo ,,,il filmato mi è piaciuto ma triste,nostalgico

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