Andrea Zanzotto – Il paesaggio come opera d’arte

Il poeta Andrea Zanzotto è morto attorno alle 10 del mattino all’ospedale di Conegliano (Treviso) dove era stato ricoverato lunedì per complicazioni respiratorie. Il 10 ottobre aveva festeggiato il suo novantesimo compleanno.
 
 

GLI ANNI DELLA FORMAZIONE – Andrea Zanzotto era nato il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo città che amava e dove viveva. Dopo la maturità classica come privatista al liceo Canova di Treviso, si iscrisse all’università di Padova dove ebbe come insegnanti Diego Valeri e Concetto Marchesi. Si laureò nel 1942 con una tesi su Grazia Deledda. Due anni prima aveva ottenuto la prima supplenza nella scuola di Valdobbiadene (Treviso). Alla fine della seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza tra le file del movimento Giustizia e Libertà.

GLI ESORDI LETTERARI – Negli anni Cinquanta pubblicò le prime poesie e partecipò ai primi concorsi. La prima raccolta datata 1951 è intitolata Dietro il paesaggio. Nel 1959 vinse il Cino Del Duca. Nello stesso anno sposò Marisa Michieli, nel 2009 avevano festeggiato le nozze d’oro. Nel 1962 Mondadori pubblicò il suo volume di versi IX Egloghe. Scrisse numerosi saggi critici su autori a lui contemporanei come Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Vittorio Sereni. Nel 1968 uscì il volume in versi La beltà presentato a Roma da Pier Paolo Pasolini mentre il primo giugno uscì sul Corriere della Sera la recensione scritta da Eugenio Montale. Nel 1975 e nel 1976 partecipò ai corsi estivi dell’Università di Urbino tenendo conferenze e seminari sulla letteratura contemporanea.

I FILM CON FELLINI – Nel 1976 il poeta iniziò a collaborare al film Casanova di Federico Fellini. Nello stesso anno viene pubblicata l’opera Filò che comprende la lettera che Zanzotto scrive al regista. Nel 1980 scrisse alcuni dialoghi e stralci di sceneggiatura del film La città delle donne di Fellini, che incontrò più volte assieme alla moglie Giulietta Masina, che sarebbe divenuta la madrina del premio Comisso di Treviso. Nel 1983 scrisse i cori per il film E la nave va. Nello stesso anno viene pubblicato nella collana Lo Specchio, comprendente quasi tutta la sua opera fino a quel momento, Il Galateo in Bosco . Costituisce il primo volume di una trilogia che riceverà il premio Viareggio nel 1979.

GLI ULTIMI ANNI – Nell’estate del 1988 si recò a Berlino per un incontro internazionale di poesia e nel 1990 uscì, tradotta in lingua tedesca. Nel 1999 esce il Meridiano Mondadori che raccoglie Le poesie e prose scelte a cura di Stefano Dal Bianco e Gian Mario Villalta. Nel 2005 vede le stampe un nuovo libro dello scrittore dal titolo Colloqui con Nino nel quale Zanzotto, con l’aiuto della moglie Marisa, ha messo insieme un magnifico florilegio che vuol essere esplorazione antropologica, ricerca sentimentale e viaggio nel passato. Nel 2009 esce In questo progresso scorsoio: una conversazione col giornalista del Corriere della Sera Marzio Breda, nella quale Zanzotto esprime l’angoscia delle riflessioni sul tempo presente e il suo lucido pensiero di ottantasettenne. Nello stesso anno, in occasione del suo ottantottesimo compleanno, il poeta pubblica Conglomerati, la nuova raccolta poetica di scritti composti tra 2000 e 2009, edita nella collana Lo Specchio della Mondadori; in questo libro Zanzotto si confronta ancora con una realtà in continuo mutamento culturale e antropologico, secondo la poetica dell’intervista con Breda.

fonte: Corriere della Sera – 18/10/2011



Il blog di Franco Arminio "Comunità Provvisorie" arriva nelle vostre case...lle email.


Iscrivendoti accetti che i dati saranno utilizzati da Comunità Provvisorie nel rispetto dei principi di protezione della privacy stabiliti dal decreto Legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 e dalle altre norme vigenti in materia. Accetto di ricevere questa newsletter e so che posso annullare facilmente l'iscrizione in qualsiasi momento.

One thought on “Andrea Zanzotto – Il paesaggio come opera d’arte

  1. Amici,
    uno dei comtemporanei che ho sempre letto con piacere è Zanzotto ma non ho avuto mai il coraggio di mandare le mie poesie ad alcuno dei poeti affermati e un po’ me ne rammarico.
    Quando non si nessuno come sono io hai un timore e pensi di elemosinare un’attenzione, di rubare il tempo ad un poeta, ma Zanzotto era un uomo di scuola e credo che avrei potuto avere una bella corrispondenza epistolare con lui.
    Forse per coltivare un’ambizione bisogna fare questi passi ed io lo sto capendo da qualche anno ma ancora non mi decido, sapete?.
    Comunque, da qualche parte, da quando ci siamo imbarcati felicemente nella paesologia, dovrò avere dei versi scritti per lui e se li trovo saranno il mio omaggio per la sua compassata opera letteraria.
    Zanzotto per me era la saggezza lieve, tinta di amarezza, il tonfo di una pietra in uno stagno, l’innocenza dei cerchi concentrici provocati, lo schizzo che fa altri cerchi per abbozzare un’ idea adenntellata alla sua parola ferma ma moderata, uno stimolo per fare un compito sereno di scrittura.
    Penso di non avervi annoiato, vostro Gaetano – in aggiunta a quanto scritto nell’ altro Post “Per ritornare ad Aquilonia”-

Rispondi