Lettera agli imprenditori lombardi

On line, il 28 marzo

Cari imprenditori lombardi,

direi che adesso è tempo di chiudere tutto. Oltre alle vittime, troppe, della Lombardia, direi che ci sono danni che col vostro comportamento avete fatto anche ad altri imprenditori di altre zone d’Italia.

Solo per fare un esempio: produrre armi in questo momento è un gesto davvero immorale. Troppi operai sono ancora costretti a lavorare e magari a contagiarsi sull’altare della produttività.

Stupisce che in una regione in cui ci sono tanti valorosi scrittori e intellettuali  non si levi forte un coro di voci per una chiusura totale della Lombardia. 

Ormai è evidente a tutti l’errore fatto all’inizio nel limitare la zona rossa al lodigiano.Il danno fatto in termini di vite umane è stato enorme.

Tra l’altro i dati sono chiaramente poco attendibili. Ci sono tanti malati di covid che stanno nelle loro case senza entrare in alcun conteggio, per non parlare degli anziani che muoiono come mosche nelle case di riposo.

Non è il momento di indicare colpevoli, ma di trovare soluzioni.

Ecco, una soluzione è fermare la follia della produzione che è diventata la religione di tante persone. In tempi normali magari certe scelte producevano inquinamento. Adesso siamo molto vicini al crimine. Lo so che tante aziende ormai sono ferme, ma l’andamento del contagio richiede sforzi maggiori dove il guasto è più grande. Mi pare intollerabile fare una multa a un disoccupato che si affaccia un attimo in strada in uno sperduto e vuotissimo paese lucano e poi lasciare ancora tanta gente in circolazione per tenere aperte le vostre fabbriche.

Attenzione: ora la gente ha paura di ammalarsi e pensa solo a quello, ma a un certo punto possono cadere i sigilli a tutta questa angoscia.

Franco Arminio

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