qui

di fabio nigro

Il paese è un cane che fa la guardia all’altopiano, io vivo qui.

Qui bisogna imparare a camminare con le orecchie.

Qui i venti da sud annodano i pensieri e piegano l’umore.

Qui l’inverno ha coraggio e scrive con stile il suo romanzo, da settembre a maggio.

Qui se Cristo si è fermato era femmina. Ancora oggi si può intuire il peso della croce dalle caviglie gonfie delle vecchie vestite di nero.

Qui è il vento che tiene in piedi tutto, nei giorni in cui non c’è si cade spesso.

Qui la fermezza di carattere si apprende dalla lumaca.

Qui c’è chi ha solo il mal di testa per compagnia.

Qui c’è chi esce solo per cercare la chiave del comò.

Qui i soldi e la politica non scrivono poesie.

Qui pochi hanno imparato a nuotare, ma quasi tutti sanno stare al timone, quando espongono il corpo al vento.

Qui il mare è la terra, continuamente in movimento, in superficie come in profondità.

Qui abbiamo il piacere di vivere giorni in cui neanche i punti cardinali resistono al loro posto.

Qui c’è un ultimo fabbro in attività e si può ancora saldare un futuro a questa terra.

Qui a volte fa freddo anche a luglio, sono giorni d’autunno che spuntano come funghi in mezzo all’estate.

Qui non sono i cassintegrati la misura della crisi ma le casse da interrare.

Qui d’inverno il vento strappa via le strade e le annoda come sciarpe al collo degli alberi, per non farli tossire.



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12 pensieri riguardo “qui

  1. Qui il mare è la terra, continuamente in movimento, in superficie come in profondità. Verissimo, mi piace molto anche lo scritto di Antonio D’agostino. Franco, la rivoluzione da i suoi frutti!

  2. Qualche volta uno può uscirsene premendo semplicemente MI PIACE. Questa è una di quelle, perchè è difficile trovare altre parole oltre alle parole che dipingono così bene la terra che calpestiamo.

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