….a proposito di Oratorio bizantino a Grottaminarda

  

di mauro orlando
Le esigenze e le analisi di Franco che emergono da una lettura attenta di Oratorio Bizantino sono sacrosante e vanno affrontate con la dovuta “intransigenza” e determinazione ma nella chiarezza per evitare le piaggerie di rito o “il benaltrismo” pavido e inconcludente ma soprattutto per differenziarsi dai minimalismi dei “piccolo è bello” praticati nelle anticamere dei  vari ed ventuali poteri civili e clericali ancora con “le coppole” in mano e dai   massimalismi  parolai e minacciosi delle derive populiste e antipolitiche dei secessionismi strumentali,politicisti o peggio ideologici e etnofobici. Non per richiamare il saggio detto latino “qui custodies custodes” nella esperienza della Comunità provvisoria abbiamo chiaro il senso da dare alle “sentinelle del territorio”, al senso profondo d rispetto e i cura per la terra-carne e i costumi consolidati nel tempo, alle insidie burocratiche della necessità di delimitare in un “parco” sociale i confini ideali per un impegno operativo e concreto, ad un uso propulsivo e contemporaneo della ricerca storico-archeologica nella programmazione attuale del territorio,ad un modo diverso di praticare il turismo della cura ,della clemenza e della compassione come necessità di stile di vita personale ed autentico……insomma abbiamo cercato di rovesciare non solo le premesse del discorso classico sull’impegno politico nella cultura meridionalistica molto idealistica e autorefrenziale e poco praticabile ma sopratutto stiamo cercando di seminare i semi teoretici della “paesologia” non per puro esercizio intellettual-filosofico ma come elemento discrimante di cotraddizione e di “conflitto” con la intellettualità civile e politica che continua imperterrita a vivere ai margini compromissori con un organizzazione del potere locale,provinciale e regionale ai limiti della decenza etica e della civiltà politica e giuridica della modernità accettabile. Franco spesso ha parlato di “clamorosa assenza della opinione pubblica”, o del pericolo di deventare “esecutori dell’ovvio” ,sappiamo che è giusto come stimolo o provocazione  ,ma non basta. Io mi soffermerei maggiormente sui nostri necessari atteggiamenti di rilievo e di denuncia che siamo costretti a mettere in essere nella difesa dei diritti civili,economici,culturali e politici verso chicchessia del nostro territorio.Il nostro problema è la necessità di stare sulla “realtà effettuale” di marginalità incresciosa e deprimente che i responsabili amministrativi e politici ogni giorno ci propinano e nello stesso tempo marcare una distanza culturale e discriminante concreta rispetto alle classi dirigenti dei nostri territori. A noi non interessa coltivare l’isolamento nobile ed estetico né il gusto masochistico della semplice rituale denuncia di chi è contro “aprescindere” ma soprattutto promuovere o svelare contraddizioni e conflitti con atteggiamenti,scelte e idee che no sempre sono coerenti con esigenze di “ragionamenti che si risolvono sempre in ‘prediche’ di chi continua a razzolare male nella gestione e nell’uso del potere pubblico. Non siamo “angeli sterminatori “ ma nemmeno ingenui “perdicatori del deserto” o peggio “utili idioti” al servizio consapevole o inconsapevole dei vari Don Rodrigo locali, né del Conte zio ( e il suo insidioso consiglio “ Lasci il pensiero a chi tocca ,vossignoria“”o di un improbabile Cardinal Borromeo….Sappiamo che così andava e va il mondo e non solo nel seicento! Noi amiamo vivere da contemporanei nelle nostre comunità nel rispetto delle regole e delle rappresentanze democratiche sempre coltivando e conservando il nostro diritto-dovere di contrastare,rilevare, configgere con le scelte e i comportamenti incoerenti o errati con i rappresentanti politici dei nostri territori.Non ci piace il detto dei moralisti ,conservatori ereazionari di sempre di “mota quaetare , noi preferiamo la funzione di “quaeta movere” non solo per gusto letterario ma come impegno civile e politico.A noi interessa mettere in campo non solo atteggiamenti ma soprattutto comportamenti che siano coerenti alle nostre sensibilità e culture del territorio, del vivere civile e ,perché no, dell’impegno politico per cambiare discorsi ed uomini senza pregiudiziali gabbie ideologiche ma anche senza ammiccamenti compromissori comunque “ad usum delphini”.Abbiamo sempre detto che “noi amiamo i tempi lunghi” ma anche il gusto e la necessità di affrontare la realtà per quella che è anche quando confligge con le nostre aspettative e speranze…..insomma ritornare alla politica o meglio restare nella “Politica” non è solo un obbligo e una necessità ma soprattutto consequenziale e vitale alla nostra esperienza culturale e civile.Con un avvertimento che ci viene dalla nostra età:abbiamo poco interesse a ripetere errori vecchi e nuovi di intransigenze formali e di principio di “voler cambiare tutto per non cambiare niente” ma convinti che “le coppole” ce le teniamo regolarmente in testa nel contesto della macro e micro fisica dei poteri reali ed effettuali.
mauro orlando

4 pensieri riguardo “….a proposito di Oratorio bizantino a Grottaminarda

  1. Carissimo Mauro, sulla mia tastiera il tasto 2 serve anche per le virgolette. Nel post che sta in testa lo hai usato più di 50 volte.
    E’ troppo.
    Ripulire i pensieri e le parole che li esprimono è una bella idea, e non per niente è venuta a te. Mettiti in pratica!

    p.s. ieri a Grotta è stata una bella serata. Tanti ‘provvisori’ (Antonio, Nicola, Gianni, Michele, Pasquale, Fabio) e un giovane camerunense, Josef, che ha parlato un italiano bello di parole e di concetti, che tanti tromboni autoctoni, grandi e piccini, ormai non fanno risuonare più.
    Verrà “dal Sud” la nostra salvezza?
    C’era anche Franco bello ispirato, con la sua contagiosa passione di essere qui, e un vibrante appello ad esporsi, tutti insieme, in luoghi aperti…
    A presto.

  2. caro paolo hai ragione, Josef nel suo intervento parlava di empatia ,sentimenti , bellezza, accoglienza ….

    un vibrante appello ad esporsi,tutti insieme, in luoghi aperti… senza fare gli indiani ma di caricare questa terra come dei bisonti.

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