nota d’avvio

L’esperienza della Comunità Provvisoria come già indicato dal suo nome diventa l’esperienza delle Comunità Provvisorie. Si parte sempre da qui, dall’Irpinia d’oriente, dalle terre dell’osso. Comunità provvisorie è un blog paesologico, quindi un luogo innanzitutto di scrittura, ma è anche il luogo delle sentinelle che agiscono a tutela dei paesi e delle montagne, perché l’Italia è una terra di paesi e di montagne, perché non ci sono né forze politiche, né istituzioni che assumano questa funzione.

Dai nostri luoghi, dal museo dell’aria e del buio, dal museo del silenzio e della luce, possono raccogliersi gli sguardi di un nuovo umanesimo delle montagne, delle colline e delle pianure, un nuovo modo di abitare, di stabilire relazioni tra gli uomini e tra gli uomini e la natura: di pensare, insomma, il futuro.

In un momento in cui “il centro” è sfinito, ridotto a una mera giostra dell’autismo corale, noi vogliamo essere il punto di una rete stabile tra le diverse esperienze che si muovono ai margini, e che dal margine vedono già ciò che al centro appare opaco e resta impensato.

Non ci interessano gli estremisti della moderazione e del disincanto. Vogliamo moltiplicare le nostre prove tecniche di comunità tra chi pensa che quando i luoghi in cui si vive zoppicano è inutile pensare di farli camminare, meglio pensare di farli volare.



Il blog di Franco Arminio "Comunità Provvisorie" arriva nelle vostre case...lle email.


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41 pensieri riguardo “nota d’avvio

  1. siamo in una fase di prova, più che mai provvisoria. il blog è avviato anche per prendere forma grazie agli interventi che ci saranno

  2. mi piace, ha l’aria che si respirava nelle vecchie agende, che non avevano la fretta di essere settimanali,massimaliste e impaurite del vuoto, ma dedicavano al giorno il tempo di una pagina intera, se non due…quasi un rigo per ogni mezz’ora.

  3. La paesologia nel Salento
    Di Vincenzo Santoro (del 06/07/2011 @ 10:15:44, in Appuntamenti, linkato 79 volte)

    Giovedì 28 e venerdì 29 luglio, a Montesano Salentino, si svolgeranno una serie di iniziative sulla Paesologia, disciplina che indaga sui “paesi” e sui luoghi incrociando lo sguardo straniato della poesia con l’inchiesta giornalistica e l’indagine socio-antopologica, di cui fondatore e indiscusso esponente è Franco Arminio.

    Nel corso delle due giornate, dalle 9.30 alle 12.30, e dalle 15 alle 18, presso Palazzo Bitonti, Franco Arminio terrà il seminario:

    Raccontare il territorio. Scuola di Paesologia
    Il seminario sarà dedicato al rapporto tra la scrittura e i luoghi, allo sguardo che indaga i paesaggi fisici e le comunità, abitati e trasformati, resistenti o arrendevoli al consumo e alle lacerazioni del progresso

    Venerdì 29, in piazza IV Novembre, alle ore 21, verrà presentato l’ultimo libro di Franco Arminio

    Oratorio Bizantino, Ediesse 2011
    prefazione di Franco Cassano

    Partecipano Franco Chiarello, sociologo, e Vincenzo Santoro, operatore culturale

    A seguire, concerto di musica popolare salentina con

    Li Strittuli

    ________________

    In Oratorio Bizantino, Arminio è sempre a caccia di paesaggi, umani o naturali. Li setaccia rabdomanticamente, implacabilmente, senza paura. Nomina, ammonisce, s’indigna. Fa una battaglia contro il cinismo fin nelle interiora: «C’è sempre altro da fare quando dobbiamo fare qualcosa per gli altri», dice in un passo emblematico. E anche se il suo baricentro antropologico è quello di Bisaccia, non parla solo di Irpinia, di Sud o dell’Italia intera: la visione è globale, occidentale, nell’intreccio tra cultura contadina, modernità e villaggio tecnologico, la visione di un capitalismo che «a furia di espandersi è diventato piccolissimo». Sovversivo mite della parola e del pensiero, lancia un j’accuse virulento contro i politici narcisi e ciechi, specchio sensibile di un declino sociale e morale, ma con la speranzae il sogno di un nuovo umanesimo, fatto di comunità «che vadano oltre il profilo dei singoli campanili e dei singoli comuni», e di nuove agorà.

    Ecco il testo d’inizio del libro:

    Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione. La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo. La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio. Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto. Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili. I fanatici della moderazione avanzano ovunque. In politica come in letteratura. Io sono fuori da questo mondo e fuori da questa vita. Non è un merito e spero non diventi una colpa. È andata così e sono fatti miei. Dal luogo in cui parlo, con la morte che mi passa nel cuore molte volte al giorno, io sono costretto ad ambire alla rivoluzione, non ho altra scelta. E se guardo un albero, non gli chiedo soltanto di farmi ombra, e se incontro una persona non mi accontento delle solite cerimonie, voglio l’infinito e non mi basta neanche quello, dell’infinito voglio la radice, il luogo in cui inizia, voglio sentire come è cominciata questa infiammazione, questo delirio della materia che chiamiamo vita.

  4. Leggero e radicato come una spiga di grano al vento.
    Mi piace tanto, poi la data di nascita 17 luglio è anche la mia.
    Auguri a tutti

  5. siamo qui per scambiarci pensieri, non solo i nostri….

    “In un angolo remoto dell’universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della storia del mondo: ma tutto durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. Quando tutto sarà finito, non sarà avvenuto nulla di notevole”. ( Nietzsche )

  6. … dai finestrini sventolavano fazzoletti e gridavano “buon viaggio” a quelli che dalla banchina della stazione tornavano su, in paese…
    buon viaggio a tutti.

  7. Franco cosa altro dirti? Si riparte, con la speranza che il nostro sia un lungo cammino. Se non prima, ci possiamo incontrare a Bisaccia intorno al 10 agosto. Ti abbracciamo.

  8. Anche io Caro Franco non so se saprò far volare i pensieri ma starò sul confine per quello che potrò dare. in bocca al lupo. Angelo Castelluccio

  9. Cari comunitari , mi fa piacere . questa è la riposta migliore che si poteva dare a…..
    Ripartire dalla sobrietà , da nuove aperture e nuovi ascolti ….
    un caro saluto
    Antonio

  10. Comunità Librtaria di Clown & Sognatori Pratici : presenti

    Il ritorno

    “LA RIPA DELL’UTOPIA” dal 4 al 7 agosto 2011 ad Aquilonia

    “Quando lasciamo che il vento accarezza i nostri sogni, la fantasia si addormenta accanto. E, così gli orizzonti mutano. E, le nuvole riprendono a danzare leggere, diventando messaggere d’amore.”

    http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/2011/07/la-ripa-dellutopia-carbonaria-aquilonia.html

    ci vediamo il 4 agosto ad aquilonia

  11. Si, giornata di fondazione e ri-fondazione il 4 agosto ad Aquilonia, e intanto partecipiamo liberamente alla discussione di fondazione, per partire col piede giusto.
    L’editoriale d’ avvio è molto bello. Questo brano,decisivo, lo integrerei così:

    “Dai nostri luoghi, dal museo dell’aria e del buio, dal museo del silenzio e della luce, possono raccogliersi gli sguardi di un nuovo umanesimo delle montagne, DELLE COLLINE E DELLE PIANURE un nuovo modo di abitare IL MONDO, di stabilire relazioni tra gli uomini e tra gli uomini e la natura: di pensare, insomma, il futuro.”
    (Le parole in stampatello sono mie).

    Ora elucido il perchè di questa integrazione : in tal modo si sottolinea la natura universalistica della paesologia il cui umanesimo dallo sguardo mite, partendo dagli orli, dai margini, coinvolge tutti i luoghi del mondo Lo sgurdo paesologico interessa anche gli inferni metropolitani; insomma si posa su tutta la realtà vecchia e sfinita di questo mondo, partendo dai singoli luoghi. Ponendo l’accendo sui singoli luoghi d’origine, si corre il rischio (già corso, con quel che ne è conseguito) della “paesanologia” e dell’equivoco – come è capitato – di leghismo alla rovescia.
    Questo passaggio, così integrato, illumina molto meglio quello successivo, che dice :

    “In un momento in cui “il centro” è sfinito, ridotto a una mera giostra dell’autismo corale, noi vogliamo essere il punto di una rete stabile tra le diverse esperienze che si muovono ai margini, e che dal margine vedono già ciò che al centro appare opaco e resta impensato.”, mettendo in stampatello quel “noi vogliamo essere il punto di una rete stabile tra le diverse esperienze che si muovono ai margini”.

    Proprio così. Adesso è palmare la natura e la dinamica universale della paesologia, il suo umanesimo, che – in quanto umanesimo – non può non essere universale.
    Insomma la sua tensione verso un progetto di “decrescita”, di critica radicale all’esistente fatto di rapina violenta della natura e dei suoi beni, la pone come naturale riferimento (RETE STABILE) tra le DIVERSE ESPERIENZE che si muovono ai margini.

    Essa, dunque, deve fungere da catalizzatore delle diverse esperienze, rispettandone natura e impostazione. Questa è una NOVITA’ RADICALE, rispetto alle forme tradizionali dell’agire culturale e politico.
    Ne consegue una struttura organizzativa orizzontale, democratica, federativa, plurale.

    Queste cose vanno dibattute con grande chiarezza e debbono trovare una sintesi condivisa. Diversamente, si ripresenterebbero vecchi prolemi

    Va da sé che Franco é l’ indiscusso padre dell paesologia e lui va tutto il mio affetto e la mia stima

  12. caro salvatore
    ho già provveduto a emendare il post secondo la tua indicazione. questa è la strada, il confronto e il lavoro collettivo. è chiaro che la comunità orizzontale non deve essere una pretesa, ma una cosa che si costruisce col lavoro. ripeto: siamo in prova e siamo in ascolto…..

  13. METTO QUI un pezzo uscito oggi su IL FATTO.
    secondo me una delle caratteristiche del nuovo blog deve essere che molte cose devono essere messe nella colonna dei commenti. bisogna evitare di accavallare i post ed è una raccomandazione che faccio prima di tutto a me stesso.

    °°°°

    La Fiat non è la fabbrica più grande dell’Irpinia. La fabbrica più grande è l’azienda sanitaria locale, un’azienda che brucia un sacco di soldi e fornisce pessimi servizi.

    La chiusura della Fiat è l’ultimo di una serie di eventi negativi in una provincia che rischia di avere un alfabeto formato da una sola lettera, la d della desolazione. Le industrie in Irpinia sono state fortemente volute dalla classe dirigente locale. L’idea era quella di uscire dalla vecchie miserie cambiando lo statuto antropologico della provincia. Il cambiamento c’è stato, ma non è mai andato oltre la superficie. I vizi del mondo contadino sono rimasti tutti, si sono perdute invece le qualità di quel mondo. Con la modernità a tappe forzate voluta da De Mita e dalla sua congrega è accaduto l’esatto contrario: sono arrivati in Irpinia tutti i vizi della modernità e non si sono mai visti i benefici. In questo singolare baratto a perdere un ruolo centrale l’ha giocato la ricostruzione post-terremoto. Molto ci sarebbe da dire sugli errori di un modello, basato sul binomio ricostruzione-sviluppo, con una ricostruzione che ha dato le case agli abitanti togliendo loro i paesi e uno sviluppo che ha prodotto fabbriche dalla vita breve.

    La chiusura della Fiat cade in un territorio in cui i ragazzi sono completamente fuori gioco, come nel resto del sud. Ma qui il rammarico è maggiore, perché i soldi sono arrivati. Insomma, l’Irpinia è diventata la terra della recriminazione. Ovunque si avverte il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. La società civile è molto debole, i paesi sono svuotati e sempre più distanti uno dall’altro. Il capoluogo non ha mai avuto un particolare ardore civile. Si va avanti con i residui del modello democristiano: pensioni d’invalidità, assegni di accompagnamento, un poco di agricoltura e nient’altro. Il turismo è solo un argomento per convegni. I grandi giacimenti naturali come l’acqua e il vento continuano a non avere ricadute sulla popolazione. La colpa, inutile farla lunga, è di un classe dirigente che conosce solo il cinismo e l’egoismo. Il vicepresidente irpino della regione, nipote di De Mita, nel giorno dello sciopero degli operai Fiat era a un convegno di pensionati. Nessuno ha più fiducia in questi personaggi e ormai si reggono solo perché aiutano gli altri a vincere: una volta erano col Pd, adesso sono col Pdl. C’è da sperare che al prossimo giro la sinistra provi a vincere da sola. In un caso del genere avremmo ancora una volta una provincia guidata da una classe politica che per sopravvivere si lega alla parte più spenta della società e fa tutto per spegnere la parte più viva. È un male di tutto il sud e l’Irpinia è il modello insuperato. La gente ha ancora paura di schierarsi apertamente. C’è ancora chi crede che l’economia di una provincia nell’era della globalizzazione possa dipendere dal potere di un vecchio notabile. La fabbrica più grande dell’Irpinia non è la Fiat e non è l’Asl. È la fabbrica degli accidiosi, dei rassegnati, dei moderati a oltranza che non vanno mai in cassa integrazione.

    1. questo non è un commento ma è un post.
      per evitare di accavallare i post basta non scriverne molti. un post al giorno per autore può bastare. Il blog non deve essere farcito come un cannolo.
      e poi è peggio se si accavallano i commenti.

    2. Tra le comunità provvisorie una viene meno, quella dei “pazzi”. Al di la di ogni esagerazione, secondo me da oggi è cominciato un vero esproprio a questa comunità dell’irpinia alta: hanno deciso di chiudere il reparto di psichiatria, che fino ad oggi, in assenza di altre strutture utili alla cura di questi sfortunati compagni di viaggio, rappresentava un vero punto di accoglienza e sostegno alla sofferenza, riducendo anche lo spazio al loro futuro.
      “where are Helmer, Bert, Tom and Charley,
      The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the figher?
      All, all, are sleeping on the hill”

  14. un’altra cosa che potremmo fare è consigliarci dei libri e dei luoghi da visitare…..

    Libro : Geografie della memoria. Case, rovine, oggetti quotidiani
    Autore: Tarpino Antonella
    Editore: Einaudi
    Argomento: Cultura materiale
    Genere: geografia e storia
    Collana Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie
    Data pubbl.: 2008

  15. cari comunitari , credo con fermezza all’ “umanesimo delle montagne” , ma da abitante della pianura vorrei farvi una proposta : stringere un alleanza tra le genti di montagna e quelli delle pianure… Nel concreto proporrei un incontro , magari a settembre , a Teverolaccio . Per discutere , riflettere . Per predisporci in mente e in spirito ad un alleanza che possa riannodare i segni e i luoghi tutti . Un solo giorno , Per aprire un nuovo terreno fertile , una zolla di utopia . La montagna e la pianura sono carsicamente alleate … buona giornata a tutti

  16. Un luogo da visitare che mi permetto di consigliare è Vieste, si preferisce andare in vacanza in luoghi esotici, lontani, sterili e senza anima mentre abbiamo dei veri gioiellini di paesi vicino casa che restano a noi sconosciuti. Devo dire che mi ha enormemente e piacevolmente sorpreso Vieste, una perla incastonata nel promontorio del Gargano.

  17. Non sono molto prolifico come commentatore di blog ma mi preme far sapere che sono con voi e che il laboratorio musicale che nel 2010 creammo dal nulla in collaborazione con Cairano 7X con 10 ragazzi irpini quest’anno continua con il Festival jazz di Lioni nei giorni 5 – 6 e 7 agosto, e quest’anno ci sono 35 iscritti di cui 20 irpini e 15 vengono da Roma, Toscana e Sicilia apposta per seguire i seminari di Jazz Irpini che stò continuando a curare con la passione e la dedizione di sempre, Inoltre il 5 agosto farò un concerto con il mio Quartetto sempre a Lioni il paese che ha accolto questo laboratorio zingaro e nomade come d’altronde sono io, ma come tutti i nomadi hanno voglia di fermarsi e mettere sù casa da qualche parte anche io con i miei seminari di musica irpini vorrei fermarmi da qualche parte mettere radici in modo da avere la possibilità di programmare anno per anno il lavoro e far crescere sempre di più questa che oggi è una piccola realtà che io spero diventi una grande realtà per lo sviluppo della cultura musicale in Irpinia.
    Affettuosità per tutti Pasquale Innarella.

    1. ciao pasquale, verrò a trovarti a lioni, magari riprendiamo il filo di quel discorso sulle bande musicali provvisorie. a presto

  18. Mi piace Arminio e quello che scrive, mipiace la sua paesologia ed adesso le comunità provvisorie. Io mi occupo da un’altra angolazione di Comunità Ospitali (la strategia di Borghi autentici d’Italia). Una batttaglia comune epr dare ai nostri borghi la possibilità di farcela.
    Bravo Franco

  19. sono qui…… per questo benedetto nuovo umanesimo delle montagne, per la paesologia, per Franco Arminio e per tutti voi
    un saluto speciale a Elda, a presto

  20. franco, le correzioni proposte da salvatore e antonio secondo me indicano più il problema che la soluzione e richiedono che sia precisato bene il concetto di umanesimo delle montagne.

  21. Per me il concetto poetico e letterario della paesologia deve interrelarsi e sostanziarsi in azioni capaci di coniugare un modello di sviluppo che si basa sull’immaterialità, associata alla tradizione e cultura rurale, alla storia e alla bellezza dei luoghi e del paesaggio, alla compatibilità con gli ecosistemi di alto pregio ambientale. Questo modello di Sviluppo, nella sua originalità, supera i limiti dimostrati dal modello dello sviluppo che ad esempio vede l’agricoltura quale fattore trainante, insieme ad un turismo leggero e alle filiere dell’enogastronomia. Quest’ultimo, perché sia possibile, prevede una serie di condizioni nel medio e lungo tempo, con il condizionamento culturale di generazioni che forse guardano a ben altre cose ad hanno altre aspettative.

  22. .” Per vivere in un paese – scrive Franco Arminio – devi dismettere ogni arroganza. Non importa se la nascondi o la fai fluire. L’arroganza si sente, agisce come un acido che corrode i tuoi legami con gli altri. Il paese è una creatura che ti chiede misericordia. Devi sentirti come un cane bastonato. Non devi sentirti uno che ha qualcosa da insegnare, uno che vuole cambiare la sua vita e quella degli altri. Il paese ti chiede di amare quello che sei e quello che il paese è. Non devi fare altro”.
    …….il viaggio continua
    mauro

  23. Il 4 voglio venire anche io lì ad Aquilonia.
    Alla paesologia ho creduto subito. Al fatto di ripartire dai luoghi al margine, forse perchè venivo proprio da quel centro sfinito. perciò mi sono messa in viaggio prima sulla carta e poi davvero a fare i km per venire a vedere.
    “si parte sempre da qui, dall’Irpinia d’Oriente, dalle terre dell’osso”. da lì, che era una terra che nemmeno avevo mai guardato, sono partita anche io. Ma io da un paese venivo in origine, seppure non irpino, per cui andando ho riconosciuto cose, modalità di relazioni umane. Le avevo un po’ messe da parte, la paesologia me le ha restituite.
    Quando sono venuta a Cairano c’era “la comunità provvisoria”. Idea singolare (per peculiarità e grammaticalmente). Ma già da là ci si affacciava alla pluralità .. sporgendosi e stando in ascolto. Ora accolgo questa notizia della rete de “le comunità provvisorie” con interesse e entusiasmo e perciò voglio esserci dall’inizio. mi viene in mente la storia degli atomi e l’universo, provo a dirla come la ricordo e senza alcun rigore scientifico. un atomo ripropone nel suo piccolo un universo e un universo è fatto di tanti atomi. Ogni comunità la vedo come una realtà atomica che ha già dentro le informazioni che servono all’universo, metterla in connessione con le altre realtà atomiche crea un nuovo universo.
    Poi magari mi verranno idee pratiche e contributi a questo blog (già mi piace l’idea di consigliarci i libri da leggere e i luoghi da visitare). ho letto con interesse non solo il post ma anche tutti i commenti. Ora voglio salutare l’idea, il nuovo blog, le persone che non conosco e quelle che nei commenti ho riconosciuto e dire che ci sono anche io con la mia presenza e … la maglietta!

  24. Mi permetto di intervenire solo per un breve istante.
    Davvero, credetemi, sono senza parole.
    Le motivazioni e i dettagli li esporrò in privato, questa, mi pare evidente, non è la sede adatta. Dopo tre anni e più, io, quì dentro, mi sento una perfetta estranea…
    un abbraccio agli amici, a quelli veri, reali.
    elda

  25. EMOTIVAMENTE DISTINTI

    Vieni bambina, trovaci, vieni bambina, mi ricordano da dove una volta abbiamo iniziato
    Vieni bambina, facci vedere, fammi vedere che tu ancora ci conosci, dimmi che tu sei quella che potrebbe essere l’apprendimento, si potrebbe essere il desiderio di vedere a porte chiuse, ma, cosi sarai sempre emotivamente nostra.

    Vieni bambina, mia roccia, vieni bambina, cosi rischio il blocco nelle ombre del tuo cuore. Vieni bambina, insegnami, vieni bambina, portala con te, la tua musica ed inizia a danzare, con noi.

    Avrei potuto essere in un sogno ma io continuo a credere che sei quella che sto vivendo per essere, insieme, anche se emotivamente distinti.

    Io sarò sempre emotivamente tuo e vostro. E ‘come se tutta la mia vita non fosse mai avvenuto, e quando ti vedo, è come se non avessi mai avuto un pensiero, e adesso so che questo non è un sogno, si certo potrebbe essere pazzo, ma è l’unico che ho.

    Vieni babina, vieni bambina, prova riprendirci, e saremo soddisfatti.

    Vieni bambina, non ti trattenere, si babina, aiutaci!

    Le mie braccia sono spalancate e potrei svelare ovunque il tuo nome,

    …Elda, forse ti chiami?

    Io sono in viaggio (da tempo), anche per straniere sponde, ma io sarò sempre emotivamente (…spero…) la vostra, la tua e tu la nostra buona compagnia.

    (liberamente tratto da “Emotivamente Distinti” di Bob Dylan)

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